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CASERTA: Un gioiello di ingegneria idraulica del XVIII secolo

Cari lettori, oggi vi porto alla scoperta di una delle opere di maggiore interesse architettonico ed ingegneristico del XVIII secolo: l’Acquedotto Carolino.

Nato per fornire l’apporto idrico della nuova città di Caserta e le “reali delizie” della Reggia, si distingue per essere un esempio tecnologico d’avanguardia assoluta per l’epoca in cui è stato eretto.

Prende il nome dal re Carlo di Borbone che ne promosse la realizzazione, ma è conosciuto anche come “Acquedotto Vanvitelliano” poiché venne progettato dal famoso architetto e pittore del Regno di Napoli Luigi Vanvitelli (1700-1773).

Nella Valle di Maddaloni si erge il tratto più spettacolare dell’acquedotto, si tratta di un imponente struttura in tufo costituita da 3 ordini di archi a tutto sesto poggiati su 44 piloni di pianta quadrata che si innalza per un’altezza di 56 metri e una lunghezza che supera di poco il mezzo chilometro congiungendo il Monte Longano (Est) con il Monte Garzano (Ovest)! L’opera è una chiara emulazione degli antichi acquedotti di epoca romana.

Il cantiere andò avanti per 17 anni, dal marzo 1753 fino al 1770, anno di inaugurazione e furono spesi 622.424 ducati, una cifra immensa per l’epoca.

L’acqua viene prelevata dalle falde del Monte Taburno, alle sorgenti del Fizzo e del Bucciano, e viene trasportata lungo un tracciato che si snoda, per lo più interrato, per ben 38 km! Lungo il percorso ci sono alcuni ponti-canale di cui, oltre al Carolino che attraversa la Valle di Maddaloni, i più importanti sono: il Ponte di Carlo III a Moiano (BN) che attraversa il fiume Isclero e il Ponte della Valle di Durazzano (BN).

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Il condotto inoltre è segnalato da 67 “torrini”, costruzioni a pianta quadrata con copertura piramidale, destinati a sfiatatoi e ad accessi per le ispezioni.

L’intera area casertana, grazie alla realizzazione dell’imponente acquedotto ha visto svilupparsi all’epoca molteplici iniziative imprenditoriali che sfruttavano la forza motrice dell’acqua come mulini e filatoi. Ne è un esempio il complesso Belvedere di San Leucio, una filanda-reggia voluta da Ferdinando IV per la produzione e tessitura della seta. Una grande cisterna posta nei giardini infatti accoglie le acque del Carolino per mettere in funzione il “rotone ad acqua” della filanda.

Dal 1997 l’Acquedotto Carolino è riconosciuto come patrimonio Unesco.

Autore: Mattia Tron

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