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CARABINIERI: FOGGIA, SEQUESTRO DI BENI DEL VALORE DI CIRCA 700 MILA EURO

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SEQUESTRO DI BENI DEL VALORE DI CIRCA 700 MILA EURO NEI CONFRONTI DEGLI EREDI DI UN SOGGETTO DECEDUTO DELLA PROVINCIA DI FOGGIA APPARTENENTE AL CLAN RICUCCI- LOMBARDI-ROMITO.

I carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale ed i finanzieri del Nucleo di Polizia
Economico-Finanziaria di Bari, con il supporto del Servizio Centrale I.C.O., stanno dando
esecuzione a un decreto di sequestro di prevenzione – emesso, su richiesta di questa Procura
della Repubblica, dalla III Sezione Penale del locale Tribunale, in funzione di Tribunale per la
prevenzione – avente per oggetto beni (immobili, fabbricati e un compendio aziendale) del
valore di circa 700 mila euro, riconducibili agli eredi di un soggetto della provincia di Foggia,
assassinato nel 2019 (accertamento compiuto nel corso del procedimento applicativo della
misura di prevenzione patrimoniale, che necessita della successiva verifica nel contraddittorio
con la difesa).

L’esecuzione del provvedimento rappresenta l’epilogo di complessi accertamenti, ai sensi della
normativa antimafia che consente l’adozione di misure patrimoniali anche quando il soggetto
destinatario della loro applicazione muoia prima dell’instaurazione del procedimento di
prevenzione – come si è verificato nella vicenda in esame – nei confronti dei successori a titolo
universale (c.d. proposta “post mortem”).

Il destinatario della misura di prevenzione sarebbe stato, difatti, riconosciuto quale soggetto
connotato da una pericolosità sociale qualificata, tenuto conto del ruolo verticistico assunto
nell’ambito di un’associazione per delinquere di stampo mafioso operante nell’area garganica,
segnatamente a capo del clan Ricucci-Lombardi-Romito. In particolare, alla luce delle
condanne definitive e delle numerose indagini in cui è stato coinvolto, ha svolto un ruolo
apicale nell’ambito dell’associazione di stampo mafioso, in seno alla quale ha manifestato una
particolare capacità intimidatoria verso quanti operavano nel settore agricolo e dell’allevamento
del bestiame. Inoltre, il predetto si è reso responsabile della commissione di delitti
lucrogenetici, quali furto, ricettazione, truffa ed estorsione.

Nel dettaglio, le articolate investigazioni – eseguite dall’Arma dei Carabinieri tra il 1999 e il
2021 – hanno consentito di ritenere che i proventi ed i frutti delle attività illecite condotte dal
destinatario del provvedimento siano stati reimpiegati per l’acquisto dei beni oggetto del
sequestro. Le risultanze emerse, base portante dell’odierna misura ai fini della ricostruzione
della pericolosità sociale del citato pregiudicato, sono state documentate già nell’indagine
“Omnia Nostra”, condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri, che nel
dicembre 2021 ha portato all’esecuzione di una misura cautelare nei confronti di 32 persone.

Nel corso di quelle investigazioni è stato documentato il ruolo apicale, con compiti di capo e
promotore, del soggetto interessato dalla misura, fino al periodo della sua morte.

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In tale contesto questo Ufficio giudiziario ha successivamente delegato il Nucleo di Polizia
Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari a eseguire, relativamente al periodo in
cui il proposto ha manifestato la pericolosità sociale di tipo “qualificato”, mirate indagini
concernenti il tenore di vita, il reddito, le disponibilità finanziarie e il patrimonio dello stesso e
dei suoi eredi a titolo universale, finalizzate a riscontrare una eventuale sproporzione con il
reddito dichiarato o con l’attività economica svolta.

Nello specifico, le fiamme gialle baresi hanno acquisito copiosa documentazione, tra cui i
contratti di compravendita dei beni, nonché numerosi altri atti pubblici che hanno interessato
nel tempo l’intero nucleo familiare investigato, verificando poi, per ogni transazione, le
connesse movimentazioni finanziarie sottostanti alla creazione della provvista economica. Il
materiale così raccolto è stato oggetto di circostanziati approfondimenti investigativi che hanno
consentito di accertare che il proposto, al momento del decesso, aveva disponibilità di un
complessivo valore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati dal medesimo e dai soggetti con
lui conviventi, rendendo fondata e concreta la convinzione che i beni, oggi oggetto di
apprensione, costituiscano frutto/reimpiego dell’attività delittuosa svolta sia prima che dopo i
relativi acquisti.

La presente operazione costituisce un’ulteriore testimonianza del costante presidio economico-
finanziario esercitato dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari, nonché da
questa Procura della Repubblica di Bari, finalizzato alla sistematica aggressione dei patrimoni
illecitamente accumulati dalle consorterie criminali anche mediante il ricorso alle misure di
prevenzione previste dal Codice antimafia.

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